Farsi trovare nell’era dell’intelligenza artificiale

Una ricerca su Google non porta più necessariamente alla visita di un sito.
Tra risposte fornite direttamente dal motore di ricerca e intelligenza artificiale generativa, sta cambiando il modo in cui aziende, prodotti e competenze vengono trovati online.

Per anni l’obiettivo è stato chiaro: lavorare sulla SEO per comparire tra i primi risultati dei motori di ricerca e portare visitatori sul proprio sito. Quel meccanismo esiste ancora, ma oggi non è più l’unica strada attraverso cui un’azienda può essere trovata.

Secondo i dati pubblicati nel 2026 da Similarweb, il 68% delle ricerche su Google si conclude senza un clic.
In molti casi la risposta che cerchiamo è già nella pagina dei risultati: nei featured snippet, nelle mappe, nei knowledge panel e, sempre più spesso, negli AI Overview.

L’impatto dell’intelligenza artificiale è tutt’altro che teorico.
Il Pew Research Center ha analizzato 68.879 ricerche Google effettuate da 900 utenti statunitensi: quando compare un AI Overview, gli utenti cliccano su un risultato tradizionale nell’8% dei casi, contro il 15% quando la sintesi AI non compare. E soltanto nell’1% dei casi cliccano direttamente su una delle fonti citate dall’AI.

 

Non basta più pensare alla posizione

La SEO ha ancora il suo  perché: un sito tecnicamente ben costruito, indicizzato correttamente e ricco di informazioni pertinenti resta fondamentale. Ma essere rintracciabili oggi significa qualcosa di più.

Accanto alla SEO si parla sempre più spesso di GEO, Generative Engine Optimization: in sostanza, di come rendere contenuti, informazioni e competenze di un’azienda reperibili e utilizzabili anche nei nuovi sistemi di ricerca e risposta basati sull’intelligenza artificiale.

Non esiste però un pulsante “ottimizza per l’AI” né una formula che garantisca di essere citati da un sistema di intelligenza artificiale.
Esiste qualcosa di molto meno nuovo e molto più concreto: avere informazioni originali, attendibili e utili da mettere a disposizione di chi – persona, motore di ricerca o sistema AI – sta cercando una risposta.

 

Prima di essere trovati, bisogna avere qualcosa da trovare

Articoli tecnici, case history, approfondimenti, interviste, applicazioni e comunicati costruiscono nel tempo un patrimonio informativo associato all’azienda, ai suoi prodotti e alle sue competenze. Quando questi contenuti vengono pubblicati non soltanto sul sito aziendale, ma trovano spazio anche su fonti editoriali autorevoli, quella presenza si estende ulteriormente.

Per questo posizionamento, content creation e ufficio stampa oggi sono ancora più strettamente collegati.

Lo abbiamo sperimentato sul campo ben prima che si cominciasse a parlare di GEO.
Lo testimonia anche un nostro cliente B2B, per il quale una strategia continuativa basata su contenuti tecnici e ufficio stampa ha contribuito, a parità di investimento pubblicitario, ad aumentare il traffico qualificato e a raddoppiare le vendite generate dal web.

Oggi quello stesso principio acquista un valore ulteriore.
Perché l’obiettivo non è più soltanto convincere Google a portare qualcuno sul nostro sito: è costruire e diffondere le informazioni che permettono a un’azienda di essere trovata, riconosciuta e considerata autorevole quando qualcuno cerca una risposta.


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